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WMS e gestione remota dei terminali di magazzino rloconte 31 Agosto 2026

WMS e gestione remota dei terminali di magazzino

WMS e gestione remota dei terminali di magazzino_Lexter

Sommario

Nei magazzini una parte consistente del lavoro passa ormai attraverso un dispositivo mobile. Succede durante il picking, naturalmente, ma anche al ricevimento delle merci, durante lo stoccaggio, nell’inventario o prima di una spedizione: l’operatore riceve informazioni, identifica prodotti e ubicazioni, conferma le attività svolte e genera nuovi dati che devono tornare al sistema.
In questo scambio, i terminali di magazzino fanno da collegamento tra ciò che accade fisicamente tra scaffali, baie e aree di preparazione e il WMS (Warehouse Management System), il software che organizza e controlla le attività. Un collegamento che diamo spesso per scontato, almeno finché tutto funziona!
Il problema emerge quando qualcosa si interrompe: un picking non compare sul terminale, l’applicazione non risponde oppure il dispositivo ha una configurazione diversa da quella prevista. L’anomalia può riguardare un solo terminale, ma per l’operatore che lo sta utilizzando significa non poter proseguire con il proprio lavoro; se poi i dispositivi sono molti, vengono condivisi tra più turni o si trovano in sedi diverse, anche la gestione di inconvenienti apparentemente banali può diventare impegnativa.
C’è poi un secondo aspetto: il terminale deve funzionare, certo, ma deve anche ricevere dal WMS le informazioni corrette e restituire quelle raccolte durante l’attività. Integrazione WMS e gestione remota dei dispositivi mobili riguardano quindi momenti differenti dello stesso flusso: da una parte lo scambio dei dati necessari alle operazioni, dall’altra la possibilità di configurare, amministrare e, quando serve, controllare i terminali a distanza.
Vale allora la pena osservare cosa accade durante una normale attività di magazzino, perché è proprio seguendo il percorso dell’informazione che si comprende quando queste tecnologie possono essere realmente utili.

Buona lettura.

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Terminali di magazzino e WMS lavorano nello stesso flusso

Prendiamo il picking. Prima ancora che l’operatore raggiunga lo scaffale, il WMS ha già elaborato la missione e inviato al terminale le informazioni necessarie. Da quel momento il flusso può essere sintetizzato in pochi passaggi:

  1. il WMS assegna la missione, indicando articolo, quantità e ubicazione di prelievo;
  2. il terminale guida l’operatore verso la posizione prevista e mostra le informazioni necessarie;
  3. barcode o altre tecnologie di identificazione permettono di verificare ubicazione e articolo prima del prelievo;
  4. l’operatore conferma l’attività direttamente sul dispositivo;
  5. il dato torna al WMS, che registra quanto è avvenuto e aggiorna le informazioni necessarie alle operazioni successive.

In pochi secondi il WMS fornisce le informazioni, l’operatore esegue fisicamente l’attività e il terminale mantiene allineati i due livelli.

Lo stesso collegamento tra WMS, terminale e operatore accompagna anche le altre attività di magazzino, anche se cambiano le informazioni da gestire:
ricevimento merci: il terminale permette di identificare la merce in ingresso e confrontarla con quanto previsto dal sistema;
stoccaggio: l’operatore riceve l’indicazione dell’ubicazione di destinazione e può registrare quella effettivamente utilizzata;
inventario: identificazione degli articoli e quantità vengono rilevate direttamente tra gli scaffali e riportate nel sistema;
• spedizione: il terminale può supportare il controllo del materiale preparato prima che lasci il magazzino.
Attività diverse, quindi, ma con un elemento comune: il dispositivo accompagna l’operatore nel punto in cui il dato viene generato o verificato, mantenendo il collegamento con le informazioni presenti nel WMS.
Per questo, quando si scelgono i terminali per la gestione del magazzino, le caratteristiche hardware raccontano soltanto una parte della storia. Quindi robustezza, autonomia, ergonomia e capacità di lettura sono fondamentali, soprattutto per dispositivi utilizzati per un intero turno. Allo stesso tempo, però, il terminale deve inserirsi nell’ambiente software dell’azienda e mettere l’operatore nelle condizioni di accedere senza difficoltà alle applicazioni di cui ha bisogno.
Un dispositivo può essere perfettamente adatto all’ambiente dal punto di vista fisico e avere ottime prestazioni di lettura, ma se l’applicazione non è configurata correttamente o lo scambio di informazioni con il WMS si interrompe, per chi lo sta utilizzando cambia poco: il lavoro rallenta o, in alcuni casi, si ferma.
La gestione dei dispositivi mobili in magazzino va quindi considerata anche in relazione alle attività che quei dispositivi rendono possibili. Più un processo dipende dalle informazioni fornite dal WMS, più diventa importante mantenere affidabile il percorso tra sistema, terminale e operatore.

Integrare WMS e dispositivi mobili nei processi di magazzino

Un pallet arriva nell’area di ricevimento: l’operatore lo identifica con il terminale, verifica i dati della consegna e registra l’ingresso della merce. Se le informazioni raccolte vengono messe subito in relazione con quelle presenti nel WMS, una differenza rispetto a quanto atteso può emergere in quel momento, quando il materiale è ancora lì, invece di essere scoperta dopo lo stoccaggio.
È un esempio semplice di integrazione tra WMS e dispositivi mobili, ma aiuta a capire il principio ossia raccogliere il dato dove nasce e renderlo disponibile al sistema senza introdurre passaggi intermedi.
Quando i dati raccolti attraverso il terminale non vengono trasferiti direttamente al WMS, aumentano i passaggi manuali: informazioni annotate, comunicate ad altri operatori o inserite nel sistema in un secondo momento.
Fin qui abbiamo parlato soprattutto di merci e attività.
C’è però anche il dispositivo da gestire. Attraverso una piattaforma MDM (Mobile Device Management) è possibile distribuire configurazioni, applicazioni, aggiornamenti e policy senza intervenire singolarmente su ogni terminale. Le esigenze cambiano naturalmente con le dimensioni e l’organizzazione della flotta: gestire dieci dispositivi assegnati sempre agli stessi operatori è molto diverso dall’amministrarne centinaia, condivisi tra più turni o distribuiti in sedi differenti.
Qualunque sia la configurazione scelta, resta però un fatto molto concreto e cioè che prima o poi un operatore avrà un problema con un dispositivo! Può essere un’applicazione che non parte, un’impostazione errata, un aggiornamento o semplicemente qualcosa che sullo schermo non si comporta come previsto. Se il terminale si trova a pochi metri dall’IT, intervenire è relativamente semplice. Se invece si trova dall’altra parte del magazzino, in un altro stabilimento o a centinaia di chilometri di distanza, intervenire diventa più complicato.

Gestire e controllare i terminali di magazzino da remoto

Un operatore sta effettuando il picking e improvvisamente non riesce più a proseguire. Il terminale è acceso, la connessione sembra disponibile, ma l’applicazione utilizzata per ricevere e confermare le missioni non risponde come dovrebbe. Da quel momento il problema non riguarda più soltanto il dispositivo: riguarda un’attività che è rimasta in sospeso.
Se il personale IT si trova nello stesso stabilimento, il terminale può essere portato fisicamente all’assistenza oppure può essere un tecnico a raggiungere l’operatore. Ma sappiamo bene che non è sempre così. Molte aziende lavorano con più magazzini, stabilimenti, depositi o punti vendita e i dispositivi possono trovarsi a decine o centinaia di chilometri da chi deve occuparsi del supporto. Anche all’interno di un grande centro distributivo, recuperare un terminale, consegnarlo all’IT e attendere che venga restituito richiede tempo.
La gestione remota dei terminali serve anche a ridurre questa distanza. Attraverso una piattaforma MDM è possibile svolgere centralmente molte delle attività necessarie per mantenere operativi i dispositivi: distribuire o aggiornare applicazioni, modificare configurazioni, applicare policy e verificare lo stato dei terminali senza intervenire fisicamente su ciascuno di essi.
Questa è un’esigenza che cresce soprattutto quando i dispositivi vengono condivisi. In un magazzino organizzato su più turni, ad esempio, lo stesso terminale può passare da un operatore all’altro nell’arco della giornata; non è quindi sufficiente averlo configurato correttamente al momento dell’installazione. Applicazioni e impostazioni devono rimanere coerenti nel tempo, anche dopo aggiornamenti o modifiche dell’ambiente operativo.
Gestire un dispositivo da remoto e prenderne il controllo, però, non sono esattamente la stessa cosa.
Il remote control entra in gioco quando occorre vedere più da vicino ciò che sta succedendo sul singolo terminale. Invece di cercare di ricostruire il problema attraverso una telefonata – «cosa compare sullo schermo?», «quale messaggio visualizzi?», «cosa succede quando premi quel pulsante?» – il tecnico può accedere al dispositivo a distanza e osservare direttamente la situazione. A seconda della piattaforma utilizzata, può anche interagire con l’interfaccia e intervenire sulle impostazioni necessarie.
La differenza, per chi fornisce assistenza, è evidente: un operatore può descrivere correttamente quello che vede e non avere comunque gli strumenti per individuare la causa del problema; un messaggio apparentemente secondario, una schermata diversa da quella prevista o un’impostazione modificata possono invece fornire al tecnico indicazioni utili quasi immediatamente.
Queste funzionalità sono importanti per Lexter perché possono essere utilizzate direttamente nella gestione e nell’assistenza dei terminali dei clienti quando il progetto prevede questa piattaforma.
Non significa che ogni problema possa essere risolto da remoto. Se un dispositivo ha subito una caduta, presenta un guasto hardware, ha un lettore danneggiato o deve essere sostituito, servirà naturalmente un intervento fisico. La gestione remota permette piuttosto di capire prima che tipo di problema abbiamo davanti e, quando l’origine è software o riguarda la configurazione, di intervenire senza movimentare inutilmente il terminale.
Torniamo all’operatore rimasto fermo durante il picking. Se il tecnico riesce a collegarsi al dispositivo, verifica l’applicazione, individua l’anomalia e la risolve, il terminale può rientrare nel flusso di lavoro senza lasciare il reparto. Se invece emerge un problema hardware, la diagnosi permette comunque di indirizzare subito l’intervento nella direzione corretta.
In entrambi i casi il controllo remoto non va considerato isolatamente come uno strumento di assistenza IT. Il suo effetto si misura anche sul processo nel quale quel terminale viene utilizzato: quanto tempo rimane indisponibile, quanto deve attendere l’operatore e quanto rapidamente può riprendere l’attività interrotta.
La gestione dei dispositivi da remoto assume quindi un significato diverso a seconda della situazione. Può essere preventiva, quando serve a mantenere configurazioni e applicazioni allineate sull’intera flotta; diventa invece operativa quando è necessario intervenire su uno specifico terminale. In una strategia MDM entrambe le esigenze possono convivere.

WMS e gestione dei dispositivi lavorano insieme

A questo punto torniamo al WMS, non perché debba necessariamente dialogare con ogni strumento utilizzato per amministrare i terminali, ma perché è il processo a tenere insieme i diversi elementi.
Se un operatore utilizza un dispositivo mobile per ricevere una missione di picking dal WMS, quel terminale deve essere disponibile, correttamente configurato e in grado di eseguire l’applicazione prevista. Deve comunicare con la rete e con i sistemi aziendali, acquisire correttamente barcode, RFID o altre informazioni richieste e restituire i dati raccolti. Quando qualcosa non funziona, bisogna inoltre stabilire chi interviene e con quali strumenti.
Vista così, la gestione dei terminali di magazzino non appartiene esclusivamente all’IT e l’integrazione WMS non riguarda soltanto il software. Entrambe incidono sul modo in cui viene svolto il lavoro quotidiano.
Per questo, prima di definire una soluzione, conviene partire da domande molto concrete.
Quanti terminali vengono utilizzati?
Sono assegnati personalmente oppure condivisi tra i turni?
Si trovano tutti nello stesso magazzino?
Quali applicazioni devono eseguire e come comunicano con il WMS?
Chi gestisce gli aggiornamenti?

E se un operatore ha un problema alle quattro del pomeriggio in una sede distante, come viene assistito?
Le risposte cambiano parecchio da un’azienda all’altra. Una flotta di pochi dispositivi può essere amministrata con modalità relativamente semplici; aumentando terminali, utenti, applicazioni e sedi, attività che prima potevano essere svolte manualmente iniziano a richiedere strumenti più strutturati. È spesso in questa fase che una piattaforma MDM per dispositivi mobili diventa parte del progetto.
Le esigenze, inoltre, cambiano nel tempo: aumentano i terminali, cambiano le applicazioni, possono aggiungersi nuove sedi o nuove modalità di lavoro. Per questo Lexter affianca il cliente dalla scelta della soluzione all’integrazione e all’assistenza, perché la gestione dei dispositivi continui a rispondere alle necessità operative anche quando il contesto evolve.
Gestire i dispositivi mobili in magazzino significa allora guardare anche un po’ più avanti: non soltanto capire come amministrare la flotta di oggi, ma creare le condizioni perché terminali, applicazioni e sistemi possano continuare a lavorare insieme quando cambieranno volumi, organizzazione ed esigenze operative.

FAQ

Il WMS (Warehouse Management System) è il software utilizzato per organizzare e controllare le attività di magazzino. Attraverso i terminali mobili può fornire agli operatori le informazioni necessarie per ricevimento, stoccaggio, picking, inventario e spedizione e ricevere i dati raccolti durante queste operazioni.

L’integrazione tra WMS e dispositivi mobili permette di mettere in relazione le attività gestite dal sistema con i terminali utilizzati dagli operatori. Una missione di picking, ad esempio, può essere inviata al dispositivo e la conferma del prelievo restituita al WMS, mantenendo allineate attività fisiche e informazioni digitali.

MDM significa Mobile Device Management. È una piattaforma che permette di amministrare da remoto i dispositivi aziendali, gestendo attività come configurazioni, distribuzione delle applicazioni, aggiornamenti, policy e controllo dello stato dei terminali.

La gestione remota dei terminali di magazzino consente di amministrare dispositivi che si trovano anche in sedi differenti senza intervenire fisicamente su ogni unità. Può essere utilizzata, ad esempio, per distribuire configurazioni e applicazioni, effettuare aggiornamenti e verificare lo stato dei dispositivi

Sì. Se il problema riguarda un’applicazione, una configurazione o un’impostazione, il tecnico può verificare a distanza ciò che accade sul dispositivo e, quando possibile, intervenire senza dover recuperare fisicamente il terminale. I guasti hardware continuano invece a richiedere un intervento diretto sul dispositivo.

Sì, se le piattaforme e l’architettura adottata lo consentono. L’integrazione può mettere in relazione la gestione dei dispositivi con le esigenze dei processi di magazzino. Il livello di integrazione necessario dipende però dal WMS, dal numero e dal tipo di terminali, dalle applicazioni utilizzate e dall’organizzazione operativa dell’azienda.

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